Camusso: sulla crescita ora servono fatti. Oggi volantinaggi Cgil davanti alle chiese. Marcegaglia: licenziamenti, se cambia qualcosa salta tutto

ROMA Alla strategia della persuasione lanciata venerdì da Monti e Fornero, ha risposto ieri Susanna Camusso con toni severi: «Bisogna iniziare a fare delle cose perchè la crescita diventi realtà». Al congresso dell’Ugl, dove il suo discorso è stato accolto da una standing ovation, il segretario generale della Cgil ha rincarato la dose nei confronti del governo: «Anche se non siamo professori abbiamo studiato abbastanza per capire che la riforma da sola non crea posti di lavoro». La strategia della Cgil è costruire le premesse perchè lo sciopero generale annunciato dalla sola confederazione diventi unitario, seguendo lo spirito della mobilitazione già fissata per il 13 contro la riforma Fornero sulle pensioni e la questione dei lavoratori «esodati». Nel frattempo, in attesa che l’esecutivo presenti per iscritto le proposte e predisponga il disegno di legge, si attesta su una posizione intransigente: «il governo dovrebbe essere coerente con quello che dice. se dice che questa non è una riforma contro i lavoratori riconosca che a ogni licenziamento illegittimo ci deve essere il reintegro». L’articolo 18 dunque resta al centro. Camusso ha ammonito non solo il governo ma anche «gli amici della Cisl» quando li invita a smetterla «di parlare d’altro. Quando si riconoscerà che a fronte dell’illegittimità del licenziamento ci sarà il reintegro si tornerà a discutere con passione di precariato e ammortizzatori sociali». Nel frattempo la Cgil ha incassato la solidarietà dei frati francescani di Assisi che hanno incontrato una elegazione sindacale. Oggi, domenica delle palme, la confederazione ha organizzato volantinaggi contro i «licenziamenti facili« davanti alle chiese di tutta Italia. Non è difficile trovare un collegamento con la netta presa di posizione del presidente della commissione Cei per il lavoro, Bregantini, sul fatto che «il lavoro non è una merce» e che è stato «un grave errore» lasciare fuori la Cgil. Ma anche la Confindustria ha alzato la voce, per ragioni diametralmente opposte. La presidente uscente Marcegaglia ha minacciato di far saltare il tavolo se si dovesse andare a una convergenza del modello di flessibilità verso quello tedesco. «Se cambiamo, dobbiamo cambiare tutto o al limite non fare la riforma. Piuttosto che fare una riforma che ha il risultato finale di irrigidire il mercato del lavoro è meglio non farla»

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